I nostri Social

Uncategorized

Juventus: un clima che non giova a nessuno

Pubblicato

il

Inutile negarlo: dopo le ultime prestazioni il popolo juventino è deluso e sfiduciato, a fronte di un calendario sulla carta abbordabile sono arrivati sette punti in sei partite, una media da retrocessione, quindi è legittimo che ci siano critiche e malcontento, ma ciò cui si sta assistendo nel variegato mondo della tifoseria bianconera e non da oggi è qualcosa che mai era avvenuto in tutta la storia juventina e viene da chiedersi a chi giova.

Una tifoseria spaccata

Basta andare allo stadio o dare un’occhiata ai social o ai canali bianconeri per vedere una tifoseria spaccata, in primis sul tecnico: chi vede Allegri come la panacea di tutti i mali, chi invece lo difende ricordando numeri alla mano che si parla comunque del tecnico più vincente della storia della Juventus.

Addirittura c’è chi non aspetta altro che un risultato o una prestazione negativa per scagliarsi contro il tecnico livornese in ogni modo: si parte dal gioco non dato, per arrivare alle formazioni o ai cambi sbagliati fino a vivisezionare le sue dichiarazioni pre e post partita accusandolo di non dare la giusta carica alla squadra e all’ ambiente

Massimiliano Allegri

Non fanno eccezione, anche se in misura minore, i giocatori e la società.

I primi sono da una parte dello stadio bersaglio di mugugni e borbottii al primo passaggio sbagliato, se la squadra come capitato anche con l’Atalanta va sotto nel punteggio, curva a parte, iniziano fischi e strali.

Alla società viene invece imputato di non aver esonerato il tecnico questa estate o addirittura di non farlo ora e di non aver adeguatamente rinforzato la rosa sul mercato arrivando persino a accusare l’appena arrivato Giuntoli di essere tanto fumo e poco arrosto.

Ma le critiche sono tutte sbagliate?

Chiariamo subito un punto: pure noi, in primis chi scrive, non siamo contenti della Juventus attuale e ci piacerebbe vederla vincere e asfaltare ogni avversario e non abbiamo lesinato critiche o appunti sia al tecnico sia ai giocatori sia alla società.

LEGGI ANCHE:  Juventus: difesa certezza persa?

Ciò che però è sbagliato è farlo a prescindere e senza analizzare il contesto e il momento storico a 360 gradi.

Allegri, Giuntoli e i giocatori

La Juventus è sotto la lente di ingrandimento della  UEFA per il Fair Play Finanziario per i motivi che tutti conosciamo con una situazione economica su cui hanno pesato vero anche scelte discutibili ma soprattutto la pandemia che ha tolto gran parte dei ricavi dopo aver effettuato l’investimento più grande della sua storia, Cristiano Ronaldo, e la penalizzazione che ha portato prima a perdere la partecipazione alla Champions League di quest’ anno e poi all’esclusione dalle competizioni europee con l’obbligo di dover a scadenza prefissata rientrare nei parametri economici imposti dalla UEFA.

Giuntoli quindi la prima cosa che ha dovuto fare è sfoltire la rosa da ingaggi pesanti e sul mercato fare con quel (poco o nulla) che aveva non potendo nemmeno contare su cessioni che avrebbero portato denaro da reinvestire.

Esonerare  Allegri alla luce del contratto che aveva non era fattibile ma poi per prendere chi? Impensabile un grande nome che avrebbe voluto dire un altro stipendio pesante a bilancio, come era da scartare in questa situazione un allenatore emergente senza potergli costruire una squadra di un certo tipo rischiando di bruciarlo.

Qualcuno afferma che se avesse avuto una dignità il tecnico si sarebbe dimesso o dovrebbe farlo ora e non lo fa unicamente per il bonifico che ogni mese gli arriva sul conto, in parte può anche essere ma mettendosi nei suoi panni chi lo farebbe? Vero, non muore di fame, ma non pensate che sia anche conoscendolo per un motivo di orgoglio personale di non voler lasciare in un momento difficile? Non regge il paragone con Lippi che vero si dimise ma lo fece quando era risaputo che comunque a fine stagione sarebbe andato all’Inter e aveva iniziato l’annata già con l’armadietto pronto a Appiano Gentile.

LEGGI ANCHE:  Juventus: il post Atalanta sui quotidiani

Intendiamoci: nessuno di noi vuole dicendo questo sminuire il gesto che allora fece Marcello Lippi ma semplicemente fare capire che la situazione era un po’ diversa.

Non ci dilunghiamo sul “bel gioco” e similari, perché è un argomento molto soggettivo: per dirne una De Zerbi osannato da molti ha fatto grandi cose lo scorso anno a Brighton, ma in questa stagione sta trovando grosse difficoltà, è lontano dalla zona qualificazione europea in Premier League e in Europa League è praticamente fuori dopo il pesante scarto subito a Roma, alla fine contano i risultati, se poi conditi da belle partite meglio.

Probabilmente stare per metà campionato attaccati all’ Inter aveva illuso qualcuno ma realisticamente la Juventus non ha la profondità di rosa che hanno i neroazzurri, soprattutto in mezzo al campo, anche se non ha, ahi noi, il doppio impegno.

La società

Quanto alla società, detto di Giuntoli, come abbiamo scritto ieri ci saranno grossi cambiamenti e arriveranno figure tecniche di cui presto si sapranno i nomi sostituendo gran parte di quelle attuali che sono state messe per affrontare la situazione economica che era disastrosa essendo per dirla grossolanamente “contabili”.

A chi dice che la proprietà deve tirare fuori i soldi, al di là che lo ha fatto con aumenti di capitale vari, l’ultimo dei quali per togliere un debito anziché rifinanziarlo come fanno altri, va ricordato che il Fair Play Finanziario impone che si deve spendere, semplificando, in base ai ricavi tanto è vero che il City e il Paris Saint Germain per aggirarlo hanno fatto ricorso a sponsorizzazioni di società che poi di fatto erano riconducibili alla proprietà e per questo ci sono indagini in corso.

LEGGI ANCHE:  Calciomercato: Koopmeiners la situazione

Conclusioni

Alla fine di questa analisi quale è il punto? Che va bene criticare, va bene parlarne ma su una cosa bisogna essere tutti d’accordo: il bene della Juventus.

E per il bene e il futuro della Juventus è indispensabile arrivare a qualificarsi in Champions League prima di tutto e, possibilmente, vincere la Coppa Italia, che sarà pure un trofeo minore ma comunque potrebbe fine a due anni di digiuno da vittorie e garantirebbe (questo anche con la sola Finale) la partecipazione alla Supercoppa, che piaccia o no sono altri introiti dato il contratto che la  Lega ha con gli arabi. A ciò aggiungiamo una cosa che però non dipende da noi cioè la qualificazione eventuale al Mondiale per Club.

Tutto questo oltre a portare denaro utile per la costruzione della squadra futura rende la Juve più appetibile per tecnici, giocatori e investitori, che siano sponsor o qualcuno che volesse anche entrare in quota minoritaria.

Allora, per raggiungere questi obiettivi, giova avere intorno un ambiente così spaccato e tossico? Credo che la risposta la sappiamo tutti.

Tornare uniti a fare i tifosi

Ci vuole unità di intenti e tornare a fare i tifosi e meno i tecnici o i dirigenti per aiutare la squadra a finire bene questa stagione poi a Giugno faremo i conti e ci metteremo un punto, ma ora è fondamentale che “Fino alla fine” non sia solo uno slogan ma, perdonateci, il grido di battaglia per avere la possibilità di riverdire il motto bonipertiano “Alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *